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Visualizzazione dei post con l'etichetta cristianesimo

Forma liturgica, tradizione conciliare e teologia

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  La riforma liturgica non è un’alternativa alla tradizione, ma la sua forma viva. Le resistenze al rito conciliare generano oggi derive settarie e ambiguità persino in ambiti gerarchici e accademici: serve un equilibrio spirituale capace di custodire comunione senza rifugi identitari né nostalgie paralizzanti.   Umberto R. Del Giudice   Porte chiuse alla Chiesa e finestre aperte solo sul chiostro: è l’immagine più eloquente di una spiritualità che si ripiega su di sé. A riproporre una riflessione sul tema è l’ultimo intervento di Andrea Grillo  (che con la consueta lucidità denuncia le ambiguità liturgiche ed ecclesiali del nostro tempo). Si tratta del post dal titolo  “ Un Abate immune dal Vaticano II. Sulla intervista a Dom Pateau ”, che mi offre l’occasione per riprendere alcuni nodi decisivi della riforma conciliare e della sua ricezione. È bene ricordarlo e ripeterlo: la riforma liturgica conciliare non ha introdotto un rito alternativo e staccat...

“Chi è Gesù Cristo” o “in Cristo Gesù”?

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Andrea Grillo smonta la lettura di Vito Mancuso, che separa storia e fede riducendo il cristianesimo a scelta privata. In continuità annoto che la storia e il fenomeno della fede sono chiari: la fede è immersione comunitaria, vita “ in Cristo Gesù ”, oltre e prima la congiunzione e la identificazione prodotte dalla coscienza sintetica e solitaria.   Sinite Parvulos – Artemisia Gentileschi, olio su tela, Metropolitan Museum of Art, New York     Umberto Rosario Del Giudice   È apparso il testo di Vito Mancuso ( Gesù e Cristo , Garzanti, 2025). Le critiche non sono mancate. In particolare, rimando alla bella rilettura di Andrea Grillo che sottolinea come Vito Mancuso, sebbene con stile elegante, non riesce a cogliere il cuore della questione circa la relazione univoca tra la figura di “Gesù” e quella di “Cristo”. Una “vecchia” querelle , tra l’altro, circa la relazione tra il “Gesù storico” e il “Cristo della fede” che ha visto contrapporsi vari approcci: quello libera...

Ambiguità del rito e ambiguità nel rito

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Nell’Ottavo giorno i cristiani celebrano la Pasqua del Signore e ogni Domenica “fanno memoria” della sua morte e resurrezione. Ridurre tutta la Pasqua a una sola Domenica può risultare ambiguo, per la teologia e per la prassi.   Umberto R. Del Giudice   Com’è noto, una volta l’anno i cristiani celebrano l’opera salvifica del Signore in modo particolare con i riti pasquali propri del Triduo e dell’Ottava. Andrea Grillo , tra altri, più volte ha richiamato alla necessità di ricondurre la comprensione della stessa Pasqua annuale alla considerazione del Triduo come la scansione in vari momenti di un unico grande evento (che si prolungherà nella Ottava di Pasqua).   Preme però aggiungere, tra auguri e sticker digitali, che la Pasqua è, di fatto, celebrata ogni Domenica. Anzi, è proprio questo giorno, il giorno del Signore ( dies dominicus , appunto) ad essere centrale in tutto l’anno liturgico. Vale la pena richiamare i passaggi con cui la Costituzione Sacrosanct...

Stare con i sensi e percepire la realtà

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      Note di riflessioni XV Domenica del tempo ordinario (Anno A)         Vincent van Gogh, Seminatore al tramonto, 1888, olio su tela, 64×80,5 cm, Museo Kröller-Müller     Umberto Rosario Del Giudice   I nostri sensi, il tatto, il gusto, la vista, l’udito, possono modificarci. Sono capaci di indirizzare la nostra giornata. Un buon piatto, un buon odore, un bel panorama, possono “aprirci il cuore”. Ma è vero anche il contrario: lo stato psichico provoca un cambiamento delle condizioni fisiche. Rimane il fatto che sensi e stato psichico si influenzano vicendevolmente. Chiedo spesso ai miei studenti di dirmi dove “finisce l’anima e dove inizia il corpo, e viceversa”. Il dualismo corpo-anima introdotto per motivi storici e di dottrina rischia di far perdere la comprensione totale della nostra unità essenziale: noi siamo tutto, sensi e stato psichico. Noi siamo il nostro corpo che sente e che dà un senso alla...

Per favore oggi non predicate della missione episcopale!

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  La pericope evangelica di oggi non ha la diretta intenzione di indicare il ruolo dei vescovi o di suscitare vocazioni al presbiterato. Al centro c’è la responsabilità dei discepoli (tutti) investiti della stessa missione di Gesù: consapevolezza che dona gioia profonda.   Via Crucis Latinoamericano, 15a estación - Pérez Esquivel Umberto Rosario Del Giudice   La pagina del Vangelo di questa domenica appare come un inciso che conclude da una parte la presentazione di due azioni missionarie, quella di Giovanni il Battista (Mt 3, 2) e di Gesù (Mt 9, 5), dall’altra apre alla missione dei discepoli. In modo particolare, Mt 9, 36 – 10, 8 sembra un appello a darsi da fare nel contesto delle comunità cristiane della “prima ora” che appaiono come “folle senza pastore”. Molto probabilmente, infatti, il redattore di questa pericope guarda alla situazione a lui contemporanea delle comunità cristiane che crescono di numero ma con poche guide. Questa “folla”, non più “entusiasta” (Mt 4...

Le tre “f”: folla, festeggiamenti e fede

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    Il rito ha una forza tutta sua. Stentiamo a comprenderlo. Ma facciamo tutti quanti parte di società che fanno uso di “riti”. Anche lo sport ha i suoi riti. La trance da stadio è stupida; ma snobbare il tifo può esserlo ancora di più.     Umberto R. Del Giudice Gli eventi dei prossimi giorni, gli scambi con gli alunni (anche quelli di  “ fede calcistica non partenopea ”  ai quali ho scherzosamente promesso un  “due ”), mi hanno condotto ad una riflessione personale che qui condivido con piacere e, direi, con spirito profondamente sportivo.   La tendenza ad intellettualizzare tutto, può farci perdere un’occasione di formazione e di educazione. Se ben indirizzata, anche la festa per uno scudetto può essere educativa.   Gli studi antropologici hanno ormai chiarito che i rituali sono fondamentali per la costituzione, il mantenimento e il cambiamento dei gruppi e delle società o dell’ingresso in status di partecipazione sociale [1] pur co...

"Ero cras!": Natale come profezia

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    Le Antifone maggiori, com'è noto, nascondono un piccolo acrostico interessante. Sapienza antica di una guida pratica di vita. (immagine dal sito del Monastero delle Clarisse di Oristano,   23 Dicembre 2019) Umberto Rosario Del Giudice Negli ultimi giorni ho postato sul mio profilo Facebook alcune lettere immediatamente precedute da altri post che riportavano i versi delle cosiddette “Antifone in ‘O’” o anche “Antifone maggiori”. Le lettere, in ordine dal 17 al 23 dicembre, sono le seguenti:  S, A, R, C, O, R, E. Queste lettere sono le iniziali delle prime parole che seguono l’invocazione (“O”, appunto) delle antifone vespertine al cantico del Magnificat. Le lettere rimandano all’incipit di ciascuna antifona in latino, secondo il seguente ordine: S = Sapientia (Sapienza); A = Adonai ( mio Signore , in ebraico); R = Radix (Radice, ovvero “germoglio”); C = Clavis (Chiave); O = Oriens (Oriente, ovvero “astro nascente”); R = Rex (Re); E = Emmanue...