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“Chi è Gesù Cristo” o “in Cristo Gesù”?

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Andrea Grillo smonta la lettura di Vito Mancuso, che separa storia e fede riducendo il cristianesimo a scelta privata. In continuità annoto che la storia e il fenomeno della fede sono chiari: la fede è immersione comunitaria, vita “ in Cristo Gesù ”, oltre e prima la congiunzione e la identificazione prodotte dalla coscienza sintetica e solitaria.   Sinite Parvulos – Artemisia Gentileschi, olio su tela, Metropolitan Museum of Art, New York     Umberto Rosario Del Giudice   È apparso il testo di Vito Mancuso ( Gesù e Cristo , Garzanti, 2025). Le critiche non sono mancate. In particolare, rimando alla bella rilettura di Andrea Grillo che sottolinea come Vito Mancuso, sebbene con stile elegante, non riesce a cogliere il cuore della questione circa la relazione univoca tra la figura di “Gesù” e quella di “Cristo”. Una “vecchia” querelle , tra l’altro, circa la relazione tra il “Gesù storico” e il “Cristo della fede” che ha visto contrapporsi vari approcci: quello libera...

"Chi ama non dimentica". Controllare o immergersi nei riti?

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  Custodire la tradizione non significa ridurre a funzione i riti: i riti non si controllano, si tutelano perché siano il "centro di ogni azione" e la fonte di "ogni pensiero". I moralismi, i progetti pastorali, i dogmatismi, le dottrine possono chiudere i riti in funzioni riducendo al fede a "pensiero razionalizzato". Ma la fede questo non lo permette... Umberto Rosario Del Giudice Il “mio” contesto immediato   Nell’occasione del terzo scudetto del Napoli, come già ho scritto qui , la tifoseria napoletana (non solo a Napoli) organizzò feste, striscioni, coreografie multiple, e aveva il tempo per farlo. Col quarto scudetto, a Napoli si è vissuta la tensione quasi immediata tra quello che è reale e quello che è vero: per ore la tifoseria napoletana (che possiamo tradurre anche con “tutta la città”) si è vista come in “tensione” per ciò che “sarebbe potuto accadere”. Una tensione “escatologica”, che, cioè, era nostalgia di un futuro imminente e possibile...

“Alterum excludit, alterum redintegrat”. Il caso

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  Donna convivente chiede sacramenti. I “chierici” della parrocchia le rispondono che “è illegittima” e non può accostarsi neanche alla penitenza.     Umberto Rosario Del Giudice   Il caso Vengo a sapere di un caso molto particolare. Lo espongo brevemente per poi tirare alcune conclusioni. Ida (nome di fantasia) è convivente da anni. Col suo compagno, col quale ha un figlio di dieci anni, vive con profondità e lealtà. Tre anni fa decide di avvicinarsi ai sacramenti e di chiedere la preparazione per la cresima e frequentare il (per-)corso prematrimoniale. Finiti entrambi i percorsi, per varie contingenze, non convola più a nozze e rimanda anche la cresima. Ida ora ha una piccola aspirazione: accompagnare come madrina la piccola nipote al battesimo. Decide così di riprendere il cammino di fede interrotto. Per capire il da farsi, manifesta le sue intenzioni al diacono della stessa parrocchia dove tre anni prima aveva compiuto il cammino. Il...

“Castighi”: la formula dell’assoluzione dei religiosi diventa parte della traduzione tutta italiana? Un’ipotesi

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  Una breve ricerca apre nuove piste. L ’ Atto di dolore, nella versione italiana, interpolato a partire dall ’ assoluzione dei religiosi?     Umberto Rosario Del Giudice   Seguendo la pista “ de pœnis ” si arriva a restringere il campo: i “castighi meritati” fanno parte di un’orazione post litanica usata anche per l’assoluzione dei religiosi. Nel XIX secolo è attestata come formula di assoluzione per i terziari francescani. Nell’edizione del 1925 la formula prima posta alla fine del Rituale , è spostata in calce alla Capitolo “ De pœnitentia ”. Rimane lì anche nell’edizione del 1952, quella immediatamente antecedente all’ Ordo attuale. Riguarda l’assoluzione dei religiosi e cita, non nella formula né nell’atto di pentimento ma nell’orazione, un testo così traducile: « Mostraci, o Signore, la tua ineffabile misericordia: perché tu possa liberarci da tutti i nostri peccati e dai  castighi che meritiamo per essi ». Credo che il “castighi merita...

I "castighi" dell'atto di dolore: confondere formule, tradizione e coscienze

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  Dietro la formula più conosciuta in italiano dell’atto di dolore una storia recente di precomprensione giuridica dell’atto sacramentale che non va ritenuta “tradizionale” ma che viene confusa come “la più tradizionale”. Bisogna far luce sulle parole del rito per riequilibrare e ricomprendere l’esperienza del cammino penitenziale.     Umberto Rosario Del Giudice   Atto di dolore e “castighi” italiani Dopo un passaggio dell’intervista di Fabio Fazio al Pontefice, l’interesse attorno ad una formulazione tutta italiana dell’atto di dolore, che comprenderebbe “i castighi meritati”, ha posto la necessità di verificare le fonti. Andrea Grillo ha aiutato a ricostruire le fonti e la posta in gioco rispetto alla dinamica rituale ricordando che la formula dell’atto di dolore, così come giace nel Rito della Penitenza (ovvero il testo pubblicato dalla CEI), differisce da quella presente nell’editio typica del 1974 [1] . Eccone la sinossi:   Ordo Pænitentiæ 1...