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Distinguere “perdono” da “reintegrazione” per salvare “persone” e “ministerialità”

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  Dopo l’articolo a margine del caso Mottola di don Patriciello mi preme offrire una breve riflessione sulla necessità di distinguere “permesso” da “perdono”: una distinzione necessaria poiché la sovrapposizione delle due realtà può apparire solo come difesa “ontologica” del ministero mentre finisce per appiattire tanto la realtà della ministerialità quanto quella della penitenza. Umberto Rosario Del Giudice Il recente articolo di don Maurizio Patriciello su Avvenire , dedicato alla vicenda di don Michele Mottola e alle critiche rivolte al vescovo Angelo Spinillo, nasce da un sincero desiderio di difesa e di chiarezza. Proprio per questo merita attenzione. Tuttavia, alcune linee argomentative — pur animate da fraternità e dolore ecclesiale — rischiano di sovrapporre due piani che la tradizione della Chiesa ha sempre distinto: il perdono e la reintegrazione ministeriale. È su questa distinzione, oggi più che mai decisiva per la credibilità ecclesiale e per la tutela delle vittime, c...

Necessità dell’unità ecclesiale e oscurità della categoria di “atto invalido”

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  La recente Nota del Dicastero della Fede “ Gestis verbisque ” che dichiara nulla la celebrazione dei Sacramenti con “gravi modifiche apportate alla materia o alla forma” ripropone l’annosa questione degli atti “nulli” nel sistema canonico e ricolloca tutti gli atti liturgici sotto l’ombra oscura della sola precomprensione giuridica della vita di fede.   Umberto Rosario Del Giudice   La recente Nota del Dicastero della Fede “ Gestis verbisque ” ha bisogno di una lettura attenta e chiara: essa, infatti, se considerata in modo unilaterale rischia di confondere concetti e contesti più di quanto sia necessario e doveroso. Rimandando ad altre reazioni (quella di Andrea Grillo e di Stefano Sodaro ), propongo una rilettura del Documento, la ripresa di alcuni concetti e possibili risvolti.   Finalità della “ Gestis verbisque ” Le finalità della Nota sono dichiarate fin dalla sua premessa a firma del Prefetto Víctor Manuel Fernández per il quale è necessar...

Modifiche al Libro VI? Non è Francesco…

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  Le recenti modifiche al Diritto penale canonico non si possono dire una vera riforma: sono accorgimenti che scaturiscono da un lavoro auspicato fin dagli anni ’90. Il frutto delle modifiche, inoltre, non sembra completamente in linea con l’attuale pontificato. Intanto, una riforma sarebbe utile: dallo “scandalo” alla “certezza della pena”,  dalla  “ correzione fraterna ”  alla  “ tassatività della pena ” per i gravi reati ,  dal “recupero del reo” alla “salvaguardia dei diritti”, soprattutto delle vittime di abusi sessuali. Forse il diritto penale canonico deve conservare la propria flessibilità ma non può ancora non essere pensato alla luce  di altri presupposti fondamentali.   Umberto R. Del Giudice Anche ad una veloce lettura sinottica, appare chiaro che non sono numerose le modifiche dei canoni del Libro VI del Codice di Diritto canonico del 1983 (CIC) relativi al diritto penale canonico (le modifiche non riguardano il CCEO). Ci...