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"Dirò il tuo nome, e tu non scomparirai"

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In memoria dei ragazzi di Crans-Montana   Si è svolga oggi, venerdì 9 gennaio, a Montagny, la cerimonia di commemorazione della strage di Crans-Montana. Dei vari interventi riporto però questo testo scritto dalla tanatologa Alicia Noble Burnand (si può ascoltare al minuto 43"). Mi sembra un testo che cercherei di fare mio se fossi colpito in prima persona da una tragedia del genere. Un testo forte, letto da Olivia Seigne, che rimanda alla possibilità di esistere/resistere per essere il ricordo vivo; per essere esistenza dell ’ altro. È una responsabilità e una necessità da cui nessuno si può sottrarre: ma è, molto più, il segno di una vita che non si abbandona e non si arrende alla pazzia del nulla. Ognuno dal testo prenderà ciò che vuole: un testo che credo possa accompagnare anche le riflessioni di quanti devono offrire momenti di parola nelle commerazioni funebri. Un testo che esprime vicinanza a chi resta, realismo per i fatti, speranza per chi è morto. Riprendo il testo in f...

Il Dio che si è fatto uomo non si lascia antropomorfizzare

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  Trump afferma che “Dio lo protegge”. Ma la riduzione di Dio ad un “tappabuchi” può diventare una bestemmia.     Umberto Rosario Del Giudice       È di queste ultime ore l'affermazione del candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, nel suo inconfondibile stile, che Dio stesso l'avrebbe tutelato dal tentato omicidio (“ God saved me ”) [1] . E ancora: «ho Dio al mio fianco» (“ I had God by my side ”) e «siamo – gli Usa – una Nazione sotto la protezione dell’unico Dio (“ We are one Nation under God indivisible ”)». Al teologo queste affermazioni non possono risultare irrilevanti. Di solito si accettano come affermazioni generiche, per lo più popolari. Ma questa volta, assumono il carattere di una rivendicazione non solo fideistica ma anche politica. Il pericolo, dunque, è doppio.   E che questa affermazione risuoni poi nel drammatico anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, potrebbe fa...

Le tre “f”: folla, festeggiamenti e fede

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    Il rito ha una forza tutta sua. Stentiamo a comprenderlo. Ma facciamo tutti quanti parte di società che fanno uso di “riti”. Anche lo sport ha i suoi riti. La trance da stadio è stupida; ma snobbare il tifo può esserlo ancora di più.     Umberto R. Del Giudice Gli eventi dei prossimi giorni, gli scambi con gli alunni (anche quelli di  “ fede calcistica non partenopea ”  ai quali ho scherzosamente promesso un  “due ”), mi hanno condotto ad una riflessione personale che qui condivido con piacere e, direi, con spirito profondamente sportivo.   La tendenza ad intellettualizzare tutto, può farci perdere un’occasione di formazione e di educazione. Se ben indirizzata, anche la festa per uno scudetto può essere educativa.   Gli studi antropologici hanno ormai chiarito che i rituali sono fondamentali per la costituzione, il mantenimento e il cambiamento dei gruppi e delle società o dell’ingresso in status di partecipazione sociale [1] pur co...

Benedetto da Norcia: una “regula” che parla ancora?

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  11 luglio, si ricorda San Benedetto, fondatore dell’Ordine benedettino, patrono d’Europa. In contesti sociali completamente diversi, la sua “Regula” va riattualizzata non solo rivissuta. Così la saggezza di Benedetto può essere ancora un percorso utile, per chi vuole imparare e migliorare. Allora, si spalanchino porte e finestre. (Interno della Chiesa di Viboldone, Milano) Umberto Rosario Del Giudice     Una ricorrenza da non dimenticare Oggi festa (ovvero solennità, per i benedettini) di San Benedetto da Norcia che all’età di circa 54 anni dettò la sua poderosa Regola.   Quella Regula armonizza varie realtà: poggia essenzialmente sulla capacità d’impegno per il bene comune e civile , sintetizzata nell’imperativo “ labora ”, e non dimentica la necessità di guardarsi dentro e di guardare oltre (“ ora ”). Così il motto benedettino ( ora et labora , appunto) diventa, per alcuni, il centro dell’identità europea, ovvero, di quella che oggi qualcuno chia...

Ciro e Genny come Caino e Abele?

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  È finita la serie TV che ha raccontato storie di minacce e di seduzioni tra personaggi sempre pronti a sparare un colpo o a stringersi in abbracci. L’ambiguità si è fatta storia criminale: la storia delle ambiguità criminali.   Umberto Rosario Del Giudice Si è conclusa da poco la serie televisiva “Gomorra” che ha suscitato non poche perplessità. Qualcuno ha puntato il dito contro una narrazione troppo violenta; altri, nel tentativo di difendere l’immagine della Città, hanno negato l’onnipresenza della criminalità rifugiandosi nell’attestazione corale e quasi sdegnata: “Napoli non è questo!”. Da varie parti poi è stata contestata fin dagli inizi della serie la quasi totale assenza degli apparati di “Stato”: sarebbero mancati gli antagonisti. Sarebbe mancata polizia, magistratura, legalità… Ma alla fine della serie si comprende meglio anche il perché. La narrazione completa si gioca su due personaggi: Ciro, il rampante “immortale”, e Genny, il “figlio del boss” desti...

I sazi e gli affamati

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      Umberto Rosario Del Giudice   Brutte, bruttissime notizie dall’Afghanistan: bambini muoiono di fame e le prospettive sono drammatiche . Lo denunciano WFP e Unicef. Altre famiglie si trovano in uno stato di totale povertà tanto da barattarefigli per saldare debiti di circa 500  dollari. Notizie; troppe; tristi: narrano il dramma di chi, nel 2021, muore di fame. Lontano da noi. E capita che sei investito da queste terribili notizie e poi ti lasci andare dal tram tram quotidiano. Lavoro, famiglia, interessi, dispute: realtà giuste, rilevanti, importanti e necessarie per la nostra stessa identità. Ma non finisci di sentirti inadeguato. Vorresti portare aiuto. Pensi a soluzioni. Mandi una parte dei tuoi guadagni a qualche Associazione che lavora bene sui territori lontani o a qualche ONG. Puoi anche sostenere progetti per lo sviluppo mondiale del secondo obiettivo dell’Agenda 2030 . Ma tutto ti sembra poco. Ogni iniziativa ti appare nien...

La "bellezza" dei diritti oltre l'ombelico

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  In fondo i farisei ci dovrebbero stare simpatici: cosa fanno se non difendere i "diritti soggettivi"? Bene ricordarlo: la logica giuridica inquadra e disegna giustamente i diritti come astrazione di una libertà personale invalicabile: ma nessun diritto è davvero tale se non comprende, supporta, stimola, custodisce anche la libertà dell’altro. Ma questo il diritto non te lo dice. Scena tratta dalla miniserie "Gesù di Nazareth" con la regia di Franco Zeffirelli (1977) Umberto Rosario Del Giudice Nel brano della prima lettura di oggi, domenica 3 ottobre ( XXVII Domenica del Tempo Ordinario ) si legge che “non è bene che…” (Gn 2,18). Il sostantivo usato è ט֛וֹב  ( t ō o ḇ ) che in ebraico sta per  “ bontà ” ,  “ bene ”  ma anche  “ bellezza ” . La traduzione dei LXX infatti traduce t ō o ḇ con κ α λò ν   (calòn) che in greco è, appunto, bellezza. Sarebbe bene, dunque, tradurre “non è bello” piuttosto che “non è bene”. Anche oggi, spesso usiamo il...