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“Cum chirotheca” e “sine chirotheca”: il guanto rovesciato della tradizione cattolica

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Lo “scisma di luglio” appare come una separazione dal reale, dalla Chiesa e dal Padre di Gesù Cristo presente nella storia. L’attenzione a una liturgia cum chirotheca, protetta da un guanto teoretico, rischia di sottrarre alla comunità ecclesiale la responsabilità della mano nuda che tocca la realtà concreta, sine chirotheca. Immagine: Chiroteca, paio - bottega bolognese (sec. XVIII) Cfr. https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800027953   Umberto Rosario Del Giudice   Sulla faccenda dello “scisma di luglio” (per ora non saprei come consegnarlo alla storia in altro modo…) vi sono notevoli risvolti: questioni canoniche, contesti storici, vissuti cristiani, metodi spirituali, patrimonio ecclesiale, echi economico-finanziari… Vari interventi hanno già ricostruito alcuni contorni di una faccenda tutta ecclesiale che non riguarda solo la prassi liturgica ma, evidentemente, l’autocomprensione della Chiesa stessa. È stato correttamente oss...

Il ritmo del Triduo liturgico e il suo dramma cerimoniale

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Il Triduo è spesso vissuto come un susseguirsi di riti slegati o come un accumulo di devozioni. Il suo ritmo, invece, ricompone il cammino della fede. Le varie anticipazioni, sovrapposizioni, abitudini, rivelano più le nostre ansie mascherate da devozione che il mistero celebrato. Il ritmo del Triduo non chiude le emozioni: le forma, le orienta, le restituisce alla fede possibile.  Cesar Legaspi (1917–1994),  Missa in Coena Domini (o L'Ultima Cena), Olio su tela.  Umberto Rosario Del Giudice   Il cristianesimo nasce da un evento. Non da un mito, non da un’idea. Nasce da un accadere, da un evento fondante (come Buddismo e Islam). L’evento ha un luogo, un tempo, dei testimoni. La tradizione lo chiama evento pasquale : un evento che si distende in tre momenti inseparabili: autodonazione , morte e resurrezione . Ma credo sia teologicamente fondato declinare questi tre momenti come atto personale del Cristo e non come azione impersonale: Cristo consegnato , Cristo...

Solo un uomo ci potrà salvare? Oltre le delusioni esistenzialiste, le illusioni ironiche e le prospettive teo-mitologiche tra filosofia e teologia

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    «Solo un Dio ci può salvare» o «Non siamo stati ancora salvati»: le due tesi contrapposte, che qui richiamo dal (secondo) Heidegger e da Sloterdijk, presentano entrambe la crisi della tecnica che non offre una salvezza reale. Da una parte l’impossibilità della salvezza trascendente e dall’altra antropotecniche dell’auto addomesticamento. Ma nuove vie continuamente si aprono se ci si rivolge ad una salvezza come “presenza” e “relazione”, ovvero come “incarnazione”. Umberto Rosario Del Giudice  1. La “salvezza” come “fede, speranza, conoscenza e carità” Tra il 1994 e il 1996, alcuni teologi, sotto la direzione di Bernard Sesboùé, pubblicarono la “ Histoire des dogmes ” (“Storia dei Dogmi”) in quattro volumi [1] . Ciascun testo, dedicato a epoche diverse, aveva nel sottotitolo un rimando alla “ salut ”, alla “salvezza” (I: Le Dieu du salut ; II: L’homme et son salut ; III: Les signes du salut; IV: La parole du salut ). Nell’approccio sistematico generale è...