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"Dirò il tuo nome, e tu non scomparirai"

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In memoria dei ragazzi di Crans-Montana   Si è svolga oggi, venerdì 9 gennaio, a Montagny, la cerimonia di commemorazione della strage di Crans-Montana. Dei vari interventi riporto però questo testo scritto dalla tanatologa Alicia Noble Burnand (si può ascoltare al minuto 43"). Mi sembra un testo che cercherei di fare mio se fossi colpito in prima persona da una tragedia del genere. Un testo forte, letto da Olivia Seigne, che rimanda alla possibilità di esistere/resistere per essere il ricordo vivo; per essere esistenza dell ’ altro. È una responsabilità e una necessità da cui nessuno si può sottrarre: ma è, molto più, il segno di una vita che non si abbandona e non si arrende alla pazzia del nulla. Ognuno dal testo prenderà ciò che vuole: un testo che credo possa accompagnare anche le riflessioni di quanti devono offrire momenti di parola nelle commerazioni funebri. Un testo che esprime vicinanza a chi resta, realismo per i fatti, speranza per chi è morto. Riprendo il testo in f...

Monsignor Nogaro: pastore che ha imparato ed insegnato che "all’uomo non si guarda la tessera"

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Rileggendo un’intervist a degli anni ’90, segnalatami con fine sensibilità da una collega e che riprendo qui in alcuni passaggi accompagnandoli con qualche riflessione, ritrovo tutta la statura immensa di mons. Raffaele Nogaro: l’altra grande colonna del Sud, accanto a don Tonino.   [Fonte vivicampania.net] Umberto Rosario Del Giudice     Senza paura, soprattutto senza paura dei poveri… Una cara amica mi ha segnalato un’intervista degli anni ’90 in cui già traspariva, nel pieno del suo ministero, tutta la statura di mons. Nogaro, da poco morto. Una figura grande della Chiesa locale e dell’episcopato italiano che non ebbe paura di parlare sempre con parresia né ebbe paura di “sporcare la stola coi poveri”. La morte di monsignor Raffaele Nogaro , avvenuta a 92 anni, spero che non segni anche la fine di una stagione ecclesiale in cui alcuni pastori hanno scelto di abitare le periferie non come slogan, ma come carne viva. Per Caserta, per l’agro-aversano, per il ...

Distinguere “perdono” da “reintegrazione” per salvare “persone” e “ministerialità”

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  Dopo l’articolo a margine del caso Mottola di don Patriciello mi preme offrire una breve riflessione sulla necessità di distinguere “permesso” da “perdono”: una distinzione necessaria poiché la sovrapposizione delle due realtà può apparire solo come difesa “ontologica” del ministero mentre finisce per appiattire tanto la realtà della ministerialità quanto quella della penitenza. Umberto Rosario Del Giudice Il recente articolo di don Maurizio Patriciello su Avvenire , dedicato alla vicenda di don Michele Mottola e alle critiche rivolte al vescovo Angelo Spinillo, nasce da un sincero desiderio di difesa e di chiarezza. Proprio per questo merita attenzione. Tuttavia, alcune linee argomentative — pur animate da fraternità e dolore ecclesiale — rischiano di sovrapporre due piani che la tradizione della Chiesa ha sempre distinto: il perdono e la reintegrazione ministeriale. È su questa distinzione, oggi più che mai decisiva per la credibilità ecclesiale e per la tutela delle vittime, c...

Solo un uomo ci potrà salvare? Oltre le delusioni esistenzialiste, le illusioni ironiche e le prospettive teo-mitologiche tra filosofia e teologia

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    «Solo un Dio ci può salvare» o «Non siamo stati ancora salvati»: le due tesi contrapposte, che qui richiamo dal (secondo) Heidegger e da Sloterdijk, presentano entrambe la crisi della tecnica che non offre una salvezza reale. Da una parte l’impossibilità della salvezza trascendente e dall’altra antropotecniche dell’auto addomesticamento. Ma nuove vie continuamente si aprono se ci si rivolge ad una salvezza come “presenza” e “relazione”, ovvero come “incarnazione”. Umberto Rosario Del Giudice  1. La “salvezza” come “fede, speranza, conoscenza e carità” Tra il 1994 e il 1996, alcuni teologi, sotto la direzione di Bernard Sesboùé, pubblicarono la “ Histoire des dogmes ” (“Storia dei Dogmi”) in quattro volumi [1] . Ciascun testo, dedicato a epoche diverse, aveva nel sottotitolo un rimando alla “ salut ”, alla “salvezza” (I: Le Dieu du salut ; II: L’homme et son salut ; III: Les signes du salut; IV: La parole du salut ). Nell’approccio sistematico generale è...

“Allegoria” e “sostanza”: la sorte di una confusione tra immagine e realtà

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Il limite dei “dottori” contemporanei è quello di aver spesso confuso “allegoria” con “sostanza”. È questo limite è ancora oggi insopportabilmente riproposto da alcune narrazioni teologiche .   Umberto R. Del Giudice   Le allegorie del brano del beato Isacco Nei discorsi del beato Isacco della Stella, pericope dei quali non abbiamo avuto l’opportunità di leggere sabato 13 perché la lettura seguiva lo schema per la memoria della vergine e martire Lucia, son usate chiaramente le immagini al femminile: Maria, vergine, Chiesa, anima fedele… È il caso di riportare per intero il brano: « Il Figlio di Dio è il primogenito tra molti fratelli; essendo unico per natura, mediante la grazia si è associato molti, perché siano uno solo con lui. Infatti «a quanti l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 12). Divenuto perciò figlio dell’uomo, ha fatto diventare figli di Dio molti. Se ne è dunque associati molti, lui che è unico nel suo amore e nel suo ...

“Roma, abbiamo un problema, forse due…”

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  Riconoscere alla teologia il ruolo di intelligenza della fede per rendere il cristianesimo credibile e vitale. Ma si palesano due blocchi: uno magisteriale e uno popolare. E per ora, a pagare il prezzo più alto sono i teologi che fanno ricerca. Quanto durerà questa stagione di incomprensioni?   Umberto R. Del Giudice   Un post di Manuel Belli che rimanda a esperienze comuni In questi giorni è apparso un post di Manuel Belli con il quale mi sento in sintonia.  La questione è la seguente: la competenza teologica non è accolta dalla base ecclesiale. Da qualche decennio si concretizza in modo sempre più aspro una contrapposizione tra competenza teologica, magistero e base ecclesiale.  Da questo contesto nascono due blocchi : uno del magistero e l’altro della base. Il primo è supportato dal diritto/dovere di sorveglianza ma rischia la chiusura ad ogni ulteriore logica; il secondo, riferendosi solo alle “sicurezze dogmaticistiche” assume e ammette sol...