"Dirò il tuo nome, e tu non scomparirai"
In memoria
dei ragazzi di Crans-Montana
Si è svolga
oggi, venerdì 9 gennaio, a Montagny, la cerimonia
di commemorazione della strage di Crans-Montana.
Dei vari
interventi riporto però questo testo scritto dalla tanatologa Alicia Noble Burnand (si può ascoltare al minuto 43").
Mi sembra un testo che cercherei di fare mio se fossi colpito in prima persona
da una tragedia del genere.
Un testo forte,
letto da Olivia Seigne, che rimanda alla possibilità di esistere/resistere per
essere il ricordo vivo; per essere esistenza dell’altro.
È una
responsabilità e una necessità da cui nessuno si può sottrarre: ma è, molto più,
il segno di una vita che non si abbandona e non si arrende alla pazzia del nulla.
Ognuno dal testo prenderà ciò che vuole: un testo che credo possa accompagnare anche le riflessioni di quanti devono offrire momenti di parola nelle commerazioni funebri. Un testo che esprime vicinanza a chi resta, realismo per i fatti, speranza per chi è morto.
Riprendo il testo in francese e propongo una traduzione in italiano.
«Depuis
mon origine, je suis en lien, sans le cordon qui me reliait à ma mère, je ne
peux pas croître. Depuis mon enfance, je m’attache. Le lien me tient, me
nourrit, me déploie, me retient, me contient. Quand le fil se déchire, quand le
lien se dénoue, nous sommes deux à mourir. La rupture du lien est la pire des
souffrances. Tout en moi hurle et refuse la déchirure. C’est ce qui est vivant
en moi qui souffre. Le chagrin est l’autre face de l’amour.
Mais je refuse de mourir avec toi. Car alors, qui parlera
de toi ? Qui se souviendra de ton nom ? Qui te portera dans la chapelle de son
cœur? Je t’aime. En m’attachant à toi, en me reliant à toi par cet étrange
cordon ombilical invisible. j'ai appris avec toi des choses que je n’aurais
jamais pu apprendre sans toi. Je suis devenu plus que ce que j’étais avant de
te connaître. Bien plus. Et cela, jamais on ne me le prendra.
Je suis la preuve que tu as existé. Tu resteras en vie
tant que je le serai. Je
dirai ton nom, et tu ne disparaîtras pas».
Traduzione personale:
«Fin dalla
mia origine, sono in relazione: senza il cordone che mi legava a mia madre, non
potrei crescere. Fin dall’infanzia, io mi attacco. Il legame mi sostiene, mi
nutre, mi dispiega, mi trattiene, mi contiene. Quando il filo si lacera, quando
il legame si scioglie, siamo in due a morire. La rottura del legame è la
peggiore delle sofferenze. Tutto in me urla e rifiuta lo strappo. È ciò che è
vivo in me a soffrire. Il dolore è l’altra faccia dell’amore.
Ma io
rifiuto di morire con te. Perché allora, chi parlerà di te? Chi ricorderà il
tuo nome? Chi ti porterà nella cappella del suo cuore? Io ti amo. Attaccandomi
a te, collegandomi a te attraverso questo strano cordone ombelicale invisibile,
ho imparato con te cose che non avrei mai potuto imparare senza di te. Sono
diventato più di ciò che ero prima di conoscerti. Molto di più. E questo,
nessuno potrà mai portarmelo via.
Io sono la
prova che tu sei esistito. Tu resterai in vita finché io vivrò. Dirò il tuo
nome, e tu non scomparirai».
Urdg

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