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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

"Dirò il tuo nome, e tu non scomparirai"

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In memoria dei ragazzi di Crans-Montana   Si è svolga oggi, venerdì 9 gennaio, a Montagny, la cerimonia di commemorazione della strage di Crans-Montana. Dei vari interventi riporto però questo testo scritto dalla tanatologa Alicia Noble Burnand (si può ascoltare al minuto 43"). Mi sembra un testo che cercherei di fare mio se fossi colpito in prima persona da una tragedia del genere. Un testo forte, letto da Olivia Seigne, che rimanda alla possibilità di esistere/resistere per essere il ricordo vivo; per essere esistenza dell ’ altro. È una responsabilità e una necessità da cui nessuno si può sottrarre: ma è, molto più, il segno di una vita che non si abbandona e non si arrende alla pazzia del nulla. Ognuno dal testo prenderà ciò che vuole: un testo che credo possa accompagnare anche le riflessioni di quanti devono offrire momenti di parola nelle commerazioni funebri. Un testo che esprime vicinanza a chi resta, realismo per i fatti, speranza per chi è morto. Riprendo il testo in f...

Monsignor Nogaro: pastore che ha imparato ed insegnato che "all’uomo non si guarda la tessera"

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Rileggendo un’intervist a degli anni ’90, segnalatami con fine sensibilità da una collega e che riprendo qui in alcuni passaggi accompagnandoli con qualche riflessione, ritrovo tutta la statura immensa di mons. Raffaele Nogaro: l’altra grande colonna del Sud, accanto a don Tonino.   [Fonte vivicampania.net] Umberto Rosario Del Giudice     Senza paura, soprattutto senza paura dei poveri… Una cara amica mi ha segnalato un’intervista degli anni ’90 in cui già traspariva, nel pieno del suo ministero, tutta la statura di mons. Nogaro, da poco morto. Una figura grande della Chiesa locale e dell’episcopato italiano che non ebbe paura di parlare sempre con parresia né ebbe paura di “sporcare la stola coi poveri”. La morte di monsignor Raffaele Nogaro , avvenuta a 92 anni, spero che non segni anche la fine di una stagione ecclesiale in cui alcuni pastori hanno scelto di abitare le periferie non come slogan, ma come carne viva. Per Caserta, per l’agro-aversano, per il ...

Distinguere “perdono” da “reintegrazione” per salvare “persone” e “ministerialità”

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  Dopo l’articolo a margine del caso Mottola di don Patriciello mi preme offrire una breve riflessione sulla necessità di distinguere “permesso” da “perdono”: una distinzione necessaria poiché la sovrapposizione delle due realtà può apparire solo come difesa “ontologica” del ministero mentre finisce per appiattire tanto la realtà della ministerialità quanto quella della penitenza. Umberto Rosario Del Giudice Il recente articolo di don Maurizio Patriciello su Avvenire , dedicato alla vicenda di don Michele Mottola e alle critiche rivolte al vescovo Angelo Spinillo, nasce da un sincero desiderio di difesa e di chiarezza. Proprio per questo merita attenzione. Tuttavia, alcune linee argomentative — pur animate da fraternità e dolore ecclesiale — rischiano di sovrapporre due piani che la tradizione della Chiesa ha sempre distinto: il perdono e la reintegrazione ministeriale. È su questa distinzione, oggi più che mai decisiva per la credibilità ecclesiale e per la tutela delle vittime, c...