La fede oltre l'oracolo, tra resurrezione di Lazzaro e ingresso a Gerusalemme




Nella fede di Gesù ogni esperienza può essere compresa affinché ogni uomo possa comprendere e comprendersi. Insomma, nella fede, conosci te stesso.





Umberto Rosario Del Giudice 


Ieri pomeriggio, quasi per caso, ho scovato l'unica Chiesa cattolica di lingua italiana ad Atene. Per ragioni ecumeniche (e di convenienza) i cattolici qui seguono il calendario ortodosso: per questo, quest'anno, celebreranno la Pasqua il 16 aprile. Praticamente, ho seguito la stessa liturgia della parola di domenica scorsa (secondo il calendario romano).

La sorpresa? Pochissimi canti, foglietti distribuiti a tutti, omelia lunga, liturgia eucaristica condensata (ovviamente la"seconda"). Insomma, una chiesa cattolica, per me, fin "troppo romana".

In ogni caso, ringrazio questa bella comunità per l'accoglienza.

Tuttavia, colgo l'occasione per offrire anch'io una breve riflessione sulla dinamica della cosiddetta "resurrezione di Lazzaro".


Una "quasi" resurrezione

Dai vari approcci ascoltati la scorsa settimana e in questo sabato sera, sembra che ai commentatori del vangelo di Giovanni circa la "resurrezione di Lazzaro" prema mettere in luce quella che per loro è un'evidenza: Lazzaro risorge ma per morire. Insomma, sembra quasi che la resurrezione di Lazzaro sia solo funzionale alla fede dei discepoli i quali, in questo modo, sono messi davanti alla evidenza di "credere ".

Quest'approccio per quanto lecito mi sembra davvero minimizzante per almeno due motivi.

Innanzitutto, sembra quasi che, secondo la classica dinamica del "miracolo come segno per la fede dei discepoli", Gesù usi semplicemente Lazzaro. Anzi, sembra così che a lui non importi nulla se dopo lo stesso Lazzaro potrà essere vittima della perfidia di quei gruppi che vorranno ucciderlo insieme a Gesù. Il "miracolo della risurrezione di Lazzaro" è, infatti, insopprimibile per coloro che contestavano Gesù.

Ma davvero stanno così le cose?


La fede tra il sepolcro di Lazzaro e l'entrata a Gerusalemme

Nella lectio di queste ultime domeniche, gli episodi della resurrezione di Lazzaro e l'entrata a Gerusalemme sono ripresi da due versioni di vangeli diversi; secondo Giovanni (Gv 11, 1-44) e secondo Matteo (21, 1-11).

Ma l'episodio dell'entrata in Gerusalemme narrato da Giovanni riprende espressamente la resurrezione di Lazzaro (Gv 12, 12-19). Anche per questo i due racconti sono correlati nella lectio domenicale in quaresima (cosa che spesso si dimentica).

C'è dunque un legame tra l'entrata in Gerusalemme e l'episodio della resurrezione di Lazzaro. 

Per comprendere l'uno dobbiamo ricordare l'altro. L'episodio della resurrezione di Lazzaro non si riferisce solo alla manifestazione del potere del Cristo in relazione alla morte che dev'essere manifestata ai discepoli. Questa è una linea interpretativa postpasquale che fa parte della narrativa "gloriosa" di Giovanni. La resurrezione di Lazzaro è un evento che esprime innanzitutto la fede di Gesù (genitivo soggettivo). Nella vicenda di Lazzaro Gesù è messo davanti alla morte. Il dolore che lo investe (Lazzaro è un amico di Gesù) lo mette davanti e dentro la morte (sensazione che avrà provato per altri - compreso il padre - ma con altre dinamiche). Ora Gesù è messo davanti alla morte in modo drammatico perché è la fede sua e la fede in lui (nel contesto della predicazione e dei conflitti con i capi d'Israele) che viene messa duramente alla prova. Agli amici si dà fedeltà. Con gli amici si è solidali; ci si sente corresponsabili. La morte di Lazzaro pone Gesù davanti e nella morte dell'amico. È in questa dinamica che Gesù esprime tutta la sua fede radicalizzandola ancora di più. Gesù passa, con Lazzaro, nella morte (è questa l'anticipazione usata poi nella narrazione di Giovanni).

L'entrata a Gerusalemme poi, motivo di festeggiamenti per alcuni, è l'atto col quale Gesù deve confrontarsi definitivamente coi capi d'Israele e col sommo sacerdote. Lo fa. E a partire anche dall'esperienza appena affrontata con Lazzaro, va avanti. Deciso. Diretto. Presente a sé e agli altri. Senza sapere davvero come sarebbe andata (il rimando alla sua preghiera nell'orto degli ulivi ci ricorda che per Gesù non si è trattato di gestire semplicemente un ruolo ma di vivere un evento con tutte le sue incognite).

La resurrezione di Lazzaro non trova spiegazione solo nella finalità funzionale. Lazzaro è risorto per la fede di Gesù che ha vissuto la necessità di dare una risposta solidale ad una drammatica circostanza: la morte dell'amico. E in questa morte si è sentito coinvolto, come totalmente preso sarà dalle vicende che lo vedranno a Gerusalemme, suo malgrado, al centro della violenza di coloro che non lo seguivano.

La fede di Gesù è al centro delle due vicende. La determinazione, la decisione, la disponibilità, la fermezza, la corresponsabilità nel destino degli altri porta Gesù a conoscere sé stesso e ad allargare oltre i limiti della morte la sua fede.

In questa sua fede tutti trovano solidarietà responsabile (alla morte di Gesù altri corpi risorgono).

Così, Gesù conosce se stesso (e si fa conoscere) nella espressione e nelle vicende della sua fede. Conoscere se stessi non è un impegno etico-morale, né solo esistenziale. È atto profondamente teologico e essenzialmente umano: nella fede ci si conosce e si è nella fede di Cristo. Conosci te stesso non può essere solo un impegno. È un'avventura tanto grande quanto l'amore amicale e la fedeltà decisa di Gesù. Nella sua fede ci si conosce.

La teologia dovrebbe ricordarlo come vincolo per la cristologia (che dev'essere più antropologica) e la sapienza sulla vita dovrebbe riscoprire la profondità dell'esperienza di Cristo per cogliere la vita stessa oltre gli oracoli degli dei.

E mentre l'oracolo offre una sapienza che non afferma nulla in sé e che non dà nulla per scontato pur sottoponendo tutto ad attento esame introspettivo, la fede di Gesù si svela come una via incommensurabile non per la sua incomprensibilità ma per la sua vastità e profondità radicale. Nella fede di Gesù tutti quelli che vogliono sono compresi.

Buona domenica delle Palme.

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